Stop al bullismo!

WhatsApp Image 2020-05-27 at 13.48.54La classe 2^D, guidata dalla nostra collega Grazia Russo sempre attenta a dare voce alle esperienze, ai sentimenti e ai problemi dei giovani, ha realizzato un filmato contro il bullismo intenso e toccante con cui ci piace davvero molto chiudere le pubblicazioni di quest’anno.

Molte scene sono state girate nel nostro liceo prima della chiusura e ci permettono di rivedere, seppure solo virtualmente per ora, i luoghi che la pandemia ci ha sottratto e che nessuna didattica a distanza potrà mai sostituire. In quel paese-comunità chiamato scuola si realizzano cose belle e preziose. Speriamo di potervi ritornare presto.

Interviste impossibili – 1

IMG-20200527-WA0035E poi… quando l’anno scolastico volge al termine e ormai ci si prepara a chiudere i battenti… arriva altro bellissimo materiale da pubblicare. Comincia oggi la serie delle interviste impossibili realizzate dagli allievi delle classi 2^D e 1^R sotto la supervisione della nostra collega Daniela Fariello, sempre ispiratrice di idee originali e interessanti.

L’intervista all’imperatrice bizantina Irene è stata realizzata da Ilaria Mormile di 2^D.

Pensieri e parole – 2

WhatsApp Image 2020-05-25 at 15.56.17I ragazzi della 5^X continuano a farci dono dei loro pensieri. Sempre immensamente grazie.

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Emanuela Serpico

Non me l’aspettavo. Proprio non me l’aspettavo. Fin da piccoli sogniamo le scuole superiori convinti che saranno gli anni più belli della nostra vita. Bene, per me lo sono stati. Certo sono stati anche anni difficili, però di sicuro resteranno quelli più divertenti e spensierati. Credevo che avrei passato questi ultimi mesi con i miei compagni di classe, tutti uniti in un unico abbraccio, a formare un’unica grande famiglia. Tutti insieme a soffrire di ansie e paranoie per l’esame, per le ultime interrogazioni. I preparativi per le ultime feste, la classica indecisione su cosa indossare, le domande tra di noi per capire se mettere o meno i tacchi alti, gli ultimi compleanni da passare insieme.  E invece, tutto questo non è successo. Siamo distanti, non possiamo goderci questi ultimi mesi al liceo. Ma nonostante questo sogniamo ancora di poter recuperare, anche se solo in piccola parte, quello che abbiamo perso, ma al tempo stesso siamo consapevoli che ciò che è andato non ritornerà più. Chissà cosa succederà quando tutto questo finirà, chissà se ci rivedremo, se festeggeremo. Di sicuro non ci dimenticheremo mai gli uni degli altri, resteremo sempre la 5^X, 21 ragazzi completamente diversi gli uni dagli altri, ma che hanno condiviso così tanto che è impossibile cancellare tutto. Resteremo sempre bloccati in quell’attimo prima della quarantena, come congelati nel tempo, ancora convinti di essere invincibili.

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Claudio Bencivenga

La didattica a distanza è capace di farti sentire una nullità perché non riesci a stare al passo col programma o con determinati argomenti, ma riesce anche a riempirti di soddisfazione perché stai riuscendo a concludere il percorso di studi come vorresti nonostante una pandemia globale, uno stile di vita totalmente differente e nonostante i momenti di interazione e di condivisione con i compagni che sono mancati, in gran parte, da un giorno all’altro.

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Asia Clarino

Trovo che questa situazione abbia cambiato profondamente il modo di essere e di pensare di tutti quanti. Personalmente ho dovuto affrontare numerose problematiche, quali la mancanza di concentrazione, scarsa connessione ad internet con conseguente assenza alle videolezioni, la dislessia che mi costringeva a stare ore e ore a studiare senza potermi distrarre, che hanno reso questo periodo un Inferno. Ma grazie ad esso, mi sento molto più matura, ho affrontato le mie debolezze e le ho sconfitte, ho imparato i miei limiti e a come spesso non superarli faccia del bene, e mi sento finalmente in grado di poter affrontare l’esame di stato, anche se la voglia non è che sia tanta.

Pensieri e parole – 1

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Quando agli inizi di marzo le lezioni in aula sono state sospese a causa dell’emergenza da Coronavirus, nessuno di noi ha ben compreso cosa stesse per accadere. In realtà nessuno avrebbe mai potuto immaginarlo, in quel momento.

Col trascorrere delle settimane e dei mesi, con la Didattica a Distanza che si andava organizzando ma rivelava immediatamente anche tutti i suoi limiti, ha cominciato a crescere la nostalgia, il desiderio di ritornare a fare lezione nelle aule, di ritrovare quella condivisione quotidiana di umori e di sguardi tra compagni, tra colleghi, tra docenti e studenti.

A settembre speriamo tutti di riprendere nella piena normalità, ma anche se così sarà, i ragazzi delle quinte classi non torneranno in aula: per loro comincerà la nuova avventura dell’università o del lavoro. Inevitabilmente però resterà sempre in loro il ricordo dell’esperienza liceale interrotta all’improvviso, in maniera perfino brutale.

Alcuni ragazzi di 5^X hanno messo nero su bianco le loro riflessioni e le loro emozioni di questo periodo strano e difficile e hanno voluto condividerle con tutti noi. Non possiamo che ringraziarli dal profondo del cuore per averci resi partecipi.

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Iris Panaro

Quest’anno è stato davvero strano. L’anno più strano di sempre. Sembrava tutto normale: l’anno delle feste di 18 anni, l’anno della maturità. E ogni momento che abbiamo vissuto era circondato da una sensazione particolare, un misto tra tristezza, gioia e anche un po’ di ansia. Eppure in tutti quei momenti abbiamo dimostrato una complicità incredibile. Siamo davvero diventati una famiglia. E tutto quel tempo in classe che sembrava non passare mai, che sembrava essere insopportabile, è diventato il miglior tempo mai speso. Perché c’era sempre qualcuno in difficoltà da aiutare, un pianto, una risata o una merenda da condividere. Ed è stato anche l’anno di esperienze nuove: tre settimane a Londra che mi hanno cambiato la vita, mi hanno permesso di vedere il mondo da una prospettiva completamente nuova. E poi anche in quel caso ritornare in classe è stato tanto faticoso quanto bello. E per quanto spesso abbia sperato di non rimettere più piede in quella scuola, adesso spero con tutta me stessa che possa accadere. Perché tutto sembra essersi fermato, interrotto bruscamente, c’è una parte di vita che sembra essersi interrotta a pochissimo dalla fine e per quanto possa immaginarla, non basta pensarci per recuperare tutto. Nonostante continuino i pianti, le risate, la disperazione condivisi, non è lo stesso che potersi abbracciare, consolare, correre per i corridori o saltare. Non è lo stesso che viverlo in classe, in quel posto che nel bene o nel male mi ha cambiato la vita e mi ha fatto crescere. Mi ha fatto crescere perché per quanto piccoli possano sembrare, visti da fuori, i mille problemi da affrontare lì, ci aiutano a cambiare prospettiva, a rivalutare certi atteggiamenti, ad affrontare meglio le cose e a diventare (si spera) una persona migliore. E lo si può diventare grazie a quelle persone che ti sono state accanto lungo tutto il percorso, a quelle che a metà ti hanno lasciato e spesso anche grazie a quelle più odiate. Spesso grazie ai professori, perché sì, per quanto possano essere odiati per i brutti voti o le mille cose da studiare, in realtà fanno un po’ da madri e padri. Diventano quelle figure che, spesso, non ti insegnano solo qualche regola di grammatica o a fare i conti, ma ti aiutano a sviluppare senso critico, ti aiutano ad affrontare i problemi. E credo che chiunque abbia dei professori che ricorderà per sempre, che spera in qualche modo di aver impressionato e in cui spera di aver suscitato un minimo di stima, perché significherebbe davvero tanto. Quindi mi sarebbe davvero piaciuto pensare “questa è l’ultima volta che metto piede in quest’aula” per poi uscire, piangere e abbracciare tutti. Succederà lo stesso, di questo ne sono sicura, ma non avrà la stessa magia, non sembrerà mai davvero finito. Resteranno solo dei ricordi sospesi di eventi mai vissuti davvero o comunque vissuti a metà. Ma nonostante questo, sarà sicuramente un anno da ricordare.

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Sara Di Lauro

Questi mesi ci hanno rubato tutto. Ci hanno rubato gli ultimi momenti insieme, le ultime feste, gli ultimi brindisi e persino gli ultimi abbracci. Nessuno potrà mai ridarci tutto questo, nessuno ci restituirà gli sguardi complici, il suono delle risate, il cibo condiviso e le sedie scomode. Non va bene così, nonostante ce lo ripetiamo a vicenda ogni giorno. Non andrà mai bene così e quest’anno sarà uno dei rimpianti più grandi della nostra vita. Mai avrei immaginato di dover vivere una situazione simile, mai avrei pensato di dover affrontare un esame atteso per cinque anni in queste condizioni. Ma è andata così. Non va bene, ma è la realtà. Abbiamo vissuto mesi molto pesanti e la didattica a distanza certe volte non ha proprio funzionato: troppo distanti, troppo carico da portare, troppi orari non rispettati e troppe pretese. Tuttavia, non lasceremo che questi mesi eliminino un percorso meraviglioso come il nostro. Ho troppe risate nel cuore, troppi abbracci, troppi pianti, troppo dolore e troppa felicità e non lascerò che questi mesi me li portino via. Questo liceo sarà per sempre casa mia, nelle aule e sui banchi ci sarà per sempre un po’ di noi. Si inizierà a Settembre e noi saremo sospesi tra quelle mura, per sempre. Gli altri andranno avanti, ma i maturandi “ventiventi” lasceranno per sempre qualcosa tra quelle aule: un quaderno dimenticato, un’assenza da giustificare, un cappello, un paio di cuffie in palestra, una frase lasciata a metà, un’interrogazione mai conclusa, un pezzo di cuore. Non doveva andare così, ma questi mesi ci hanno fatto capire quanto siamo fortunati ad avere un posto da chiamare casa e delle persone da chiamare famiglia. A tutti coloro che riprenderanno a popolare questo meraviglioso posto dico: fermatevi ed ascoltate, le nostre risate riecheggeranno per sempre tra le aule e nelle pagine di un libro che non si chiuderà mai. Fermatevi e immaginate una ragazza in lacrime e un amico che la sostiene, un ragazzo che ride e la sua ragazza insieme a lui. Immaginate prof. che si fanno in quattro per salvare dei ragazzi dai problemi che sembrano schiacciarli. Poi riflettete su quanto siete fortunati a poter anche solo osservare i vostri compagni. Osservateli e, poi, abbracciateli. E vivete questo liceo in ogni sua sfumatura, respiratelo e fatelo entrare dentro, lasciate che vi insegni a crescere e a vivere. Divertitevi, urlate, cantate. Amatevi, con tutto il cuore, e non date mai nulla per scontato. Nemmeno un attimo.

Alla mia 5^X, per sempre sospesa tra i corridoi, mi mancherete.

La scuola non si ferma! – 5

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La scuola non si ferma. E la passione e l’impegno con cui i docenti stanno cercando di continuare la loro opera, nonostante le immense difficoltà e mancanze della cosiddetta Didattica a Distanza, si avvertono nei prodotti dei loro studenti.

Un esempio ne è il video prodotto sul Purgatorio dantesco dalla 4^E: un dono inaspettato per l’insegnante, la nostra Grazia Russo (che è anche apprezzatissima redattrice di questo blog), un dono che viene ora condiviso anche con tutti noi.

La scuola non si ferma! – 4

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Completiamo la carrellata delle recensioni al Postino di Neruda della 2^X.

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RECENSIONE

di ILARIA SORVINO

Come compito a casa, ci è stata assegnata la lettura de “Il Postino di Neruda”, una storia poetica e coinvolgente,  che inizia nel giugno del 1969, quando Mario Jimenez decide di diventare postino,  e ci accompagna fino al colpo di stato del settembre 1973.

Isla Negra, sulla costa cilena, tanto amata da Pablo Neruda, fa da sfondo ad una bellissima storia d’amore e ad una altrettanto profonda storia di amicizia, in un libro che consiglio ai romantici ed ai sognatori di tutte le età.

Il romanzo di Antonio Skármeta tratta di un’amicizia particolare,  nata tra due persone completamente diverse tra loro per cultura, ceto sociale ed esperienze di vita: il postino Mario Jiménez e il celebre poeta Pablo Neruda.

È intorno alle questioni politiche, che agitano il Cile dei primi anni ’70, al tormento amoroso di Mario, provato per la bella Beatriz Gonzàles, ai dissidi con la madre di quest’ultima e ai bellissimi dialoghi a cui ci fanno assistere Neruda e il suo postino, che si sviluppa tutto il romanzo. La  vera e assoluta protagonista è la poesia che, con le sue metafore,  è capace di descriverci il mare di Isla Negra, il mondo, la morte.

Ho apprezzato tantissimo la prima parte del romanzo,  che ho trovato molto elegante e raffinata. In essa nessuna parola è lasciata al caso, ma è scelta appositamente per far immergere completamente il lettore all’interno di questa stramba amicizia, nata in un posto meraviglioso, con un panorama mozzafiato.

La seconda parte, invece, ha un ritmo molto più veloce e incalzante. Si succedono tanti avvenimenti e tutto precipita all’improvviso, con un finale frettoloso, anche se molto commovente.

La scuola non si ferma! – 3

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Come preannunciato, ecco la seconda recensione al Postino di Neruda scritta da una studentessa di 2^X.

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RECENSIONE

di SIMONA PIA PUNZO

“Il postino di Neruda”  è un romanzo scritto da Antonio Skarmeta,  a cui si è ispirato anche il film “Il postino” con protagonista Massimo Troisi.

È ambientato in Cile nel 1964 e narra la storia di un giovane diciassettenne,  Mario Jimenez,  che, a differenza degli altri compaesani, odia pescare. È in cerca di lavoro e lo ottiene come postino; scoprirà poi che l’unico destinatario è il poeta Pablo Neruda. Con il tempo,  i due instaurano un rapporto di amicizia, il poeta gli trasmette la voglia di scrivere e, con le belle parole imparate,  il giovane conquisterà Beatriz Gonzalez, donna di cui innamora perdutamente.  I giovani si sposano e Neruda parte per Parigi; per questo motivo Mario non può più fare il postino. Una mattina arriva una lettera per Mario da parte di Neruda, il quale gli confessa di avere problemi di salute e gli chiede di registrare, con un supporto inviatogli, tutti i rumori che ama dell’isola. Mario poi organizza una festa per la vincita del premio Nobel di Neruda e la nascita del suo primo figlio Pablo Neftalì.  Egli parte per visitare il Vate ma quest’ultimo muore e il giovane, saputa la notizia, si sente vuoto e perso e non riesce a dormire. Il libro si conclude con due uomini che vengono a prendere Mario e lo portano via.

Questo libro mostra, oltre alla profondità della parola poetica, l’evolversi di un’amicizia sincera e basata su consigli, dialoghi e profonde conversazioni tra due persone molto diverse tra di loro. Contemporaneamente le vicende si svolgono sullo sfondo di un particolare momento storico in Cile, con Pinochet e la morte di Neruda (avvenuta, secondo alcuni storici, per volontà di Pinochet stesso).

 È un libro che lascia il segno ed ha come messaggio principale che due persone, seppure  siano molto diverse, possono creare un legame profondo, che dura negli anni.

Inizialmente appare  un libro leggero e piacevole, nonostante non sia scritto in modo semplicissimo; ad un certo punto, con la separazione dei personaggi principali, la narrazione diventa poco coinvolgente e difficile da completare. Avrei preferito che l’autore avesse approfondito alcuni passaggi, come il rapporto tra padre e figlio,  oppure avesse completato  il finale, in quanto non si capisce bene cosa succede a Mario. Nonostante ciò, consiglierei  questo libro, da  leggere  almeno una volta nella vita,  in quanto interessante per i personaggi, i temi trattati e il confronto con la celebre trasposizione cinematografica del 1994.

La scuola non si ferma! – 2

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La didattica a distanza continua a non piacerci, perché rimane sempre lontana da quella che è la modalità giusta della condivisione del sapere e della passione per la conoscenza.

Ma intanto si cerca, con passione e inventiva, di farla funzionare al meglio, e di dare vita ad esperienze sempre nuove di cultura vera. In questo senso la classe 2^X ha dato bella prova di sé con tre recensioni del Postino di Neruda, di cui oggi leggiamo la prima. Nei prossimi giorni, saranno pubblicate le altre.

Non è mai superfluo né ridondante ringraziare gli studenti che si mettono in gioco e la nostra splendida collega Antonella Grazioli, che continuano a renderci partecipi delle loro attività.

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RECENSIONE

IL POSTINO DI NERUDA

di ROSA MOSCA, 2^X

Titolo: Il postino di Neruda

Autore: Antonio Skármeta

Casa Editrice: Garzanti

Anno: 1995

Pagine: 121

Prezzo: 10 euro

Cile 1969. Mario Jimenez è un diciassettenne, che vive in un piccolo villaggio di pescatori sull’Isla Negra. Mario però, a differenza di suo padre e dei suoi compaesani,  detesta l’attività della pesca e,  tutte le volte che può,  si finge malato o indisposto,  pur di non aiutare gli altri pescatori. Visto che però deve lavorare, quando legge un annuncio in cui si cerca un postino, non esita a presentarsi, per ottenere il posto. Siccome però su Isla Negra sono quasi tutti analfabeti, il destinatario delle lettere è solo uno: il poeta cileno Pablo Neruda. Affascinato da lui e dal mondo che lo circonda, Mario a poco a poco costruisce un rapporto di grande amicizia con Neruda,  che farà maturare nel giovane postino il desiderio di diventare egli stesso  poeta. È infatti grazie alle parole di Neruda che Mario conquista Beatriz Gonzales,  riuscendo a vincere l’ostilità della suocera.

Il filo conduttore della storia è, senza dubbio,  la meravigliosa e sincera amicizia tra i due, che porta Mario a vivere grandi avventure. I temi principali sono dunque l’amore e l’amicizia. Si genera anche un po’ di malinconia quando il poeta parte. Ma, successivamente,  vista la nascita del figlio di Mario e Beatriz e l’assegnazione a Neruda del premio Nobel,  ritorna un breve periodo di allegria.

Il linguaggio è semplice, seppure  pieno di metafore,  e  i dialoghi coinvolgono emotivamente il lettore;  il ritmo è scorrevole,  anche grazie alla lineare struttura della fabula.

Devo dire che questo libro mi ha davvero appassionato, l’ho trovato molto profondo, anche se mi sarebbe piaciuto se fossero stati approfonditi alcuni passaggi,  come la difficile e ostacolata storia d’amore tra Mario e Beatriz, il rapporto padre/figlio tra il postino e il suo bambino e le descrizioni poco marcate del poeta,  che avrebbe meritato, secondo me,  uno spessore maggiore.

Ho adorato il messaggio dell’amicizia, che non conosce barriere sociali.

Devo aggiungere che il finale è un po’ ambiguo, perché non sono riuscita a capire che succede realmente a Mario, ma forse questo mi ha fatto apprezzare ancor di più questo libro, visto che un finale aperto  a volte contribuisce ad aumentare la bellezza del testo letto, proprio perché  prospetta infinite possibilità di interpretazione.