E questa volta scrivono i ragazzi!

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Due studenti di 2^ X, Sara Di Lauro e Rino Tralice, raccontano così un’esperienza di lettura ed emozioni.

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Il giorno 11/11/2016 ci siamo espressi in classe riguardo il romanzo Mandami tanta vita di P. Di Paolo. Il libro si concentra su Moraldo, caricaturista per hobby, arrivato a Torino per degli esami universitari. Egli scopre di aver scambiato la sua valigia con quella di Carlotta, giovane fotografa. Mentre il ragazzo fatica sui testi di filosofia, coltiva la sua ammirazione per Piero, che a soli ventiquattro anni ha già fondato riviste e una casa editrice e combatte con lucidità la deriva autoritaria del Paese. Ci troviamo nei giorni del carnevale 1926 e Moraldo spia Piero, ma ogni tentativo di incontrarlo fallisce. Nel frattempo il giovane caricaturista si innamora di Carlotta e la segue a Parigi. Anche Piero parte per Parigi, lasciando a Torino il grande amore, Ada, e il loro bambino nato da un mese. Ma qui il nostro giornalista si ammala e muore. Moraldo, dopo aver avuto un brevissimo incontro con l’uomo che ha tutta la sua ammirazione, scopre la tragica notizia su un giornale mentre è di ritorno a Torino.

Noi alunni della 2^ X abbiamo riflettuto molto sui temi presenti in questo romanzo. Abbiamo analizzato con attenzione i personaggi e ci siamo chiesti: ‘Cosa farà Moraldo dopo la morte di Piero? Si sentirà sconfitto o continuerà a combattere?’. Questa domanda è sorta spontanea perché riflette un po’ il mondo di tutti gli adolescenti. Cerchiamo continuamente un esempio, un’ancora di salvezza. E poi quando va via ci ritroviamo spaesati e in un labirinto che sembra non avere vie d’uscita. Bene, non deve essere così. La voglia di vivere deve essere più forte della paura e del dolore. Dovremmo cercare di capire che l’abbandono non va vissuto sempre come una sconfitta, specie quando non è volontario. Aver paura non è strano, è semplicemente normale a quest’età. Quest’età in cui dobbiamo cercare il nostro posto nel mondo, la nostra FELICITÀ. E, chissà, magari Moraldo ha proprio seguito questa strada. Quella che ognuno di noi dovrebbe seguire. Come fare? Beh, ci sono differenti modi. Noi, ad esempio, abbiamo scelto di metterci alla prova utilizzando un tema molto forte che viene esaltato nel romanzo: le lettere. Abbiamo deciso di scrivere delle lettere tra di noi, senza aver paura di esternare ciò che pensiamo. Sarà bello potersi emozionare con l’odore della carta e l’inchiostro impastato di voglia vivere che risalta sul foglio bianco. Alla fine è questo l’obiettivo, no? Riempire di colori gli spazi bianchi della nostra vita. Dare un senso a ciò che facciamo. Come Piero, che combatte aspramente la dittatura, segno di oppressione. Infatti abbiamo anche esaltato la libertà, valore fondamentale per vivere davvero. Infine, abbiamo commentato una frase comparsa a caso su un social network proprio mentre discutevamo e che contiene tutto quello detto fino ad ora (esiste davvero, allora, il caso?): “C’è una crepa in ogni cosa. Ed è da lì che entra la luce.” Le crepe, il dolore, ci sono. Basta rispondere con un sorriso. Perché da lì entra la luce necessaria a farci maturare e vivere. Non abbiate paura di cadere, abbiate solo il coraggio di rialzarvi.