Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 13

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Ultimo contributo degli studenti, ma non certo per valore, quello di Margot Rullo di 5^P.

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Michele Mari nasce a Milano il 26 dicembre 1955. È uno scrittore, traduttore e accademico italiano ed affronta come principale tema nei suoi libri la sua difficile esperienza legata all’infanzia.

Leggenda privata pubblicato per Einaudi nel 2017 è un’opera intensa e complessa nella quale si affronta appunto il tema dell’infanzia, la sua. In primo luogo c’è da soffermarsi sul titolo “Leggenda” come se fosse un racconto a tratti inverosimile e “Privata” dove l’autore ci fa comprendere che sta per mettere a nudo la sua vita privata. Il libro si immerge sin da subito nella richiesta da parte dell’Accademia dei Ciechi di scrivere un romanzo autobiografico diverso dal solito, ciò ci porta a pensare che nelle altre opere probabilmente la sua autobiografia è stata affrontata sotto luci diverse. “Privata” è una parola che si addice soprattutto alle prime pagine di questo libro, perché, per quanto sia un’autobiografia, il significato più concreto di questa parola lo si trova nella difficoltà di comprendere le prime scene e quindi nella necessità di dover fare una sorta di “selezione” tra coloro che continueranno spinti dalla curiosità e quindi nel comprendere a fondo l’autore e quelli che rinunceranno.

Vengono fatti nomi di alcuni personaggi come ad esempio La Sagoma, La Vecchia, che potrebbero essere interpretati come dei mostri interiori che il piccolo Michele si porta dietro dai primi anni della sua vita. Una vita fatta di personalità opposte; questa opposizione viene marcata in particolar modo tra il padre e la madre del ragazzo: il padre, uomo austero e rigido, che rifiutava qualsiasi forma di affetto nei confronti del figlio per il timore che, “viziato” dalle credenze che provenivano dalle generazioni precedenti alla sua, ciò potesse essere influente per l’orientamento sessuale del figlio; la madre appare invece una donna amorevole, succube della rigidità del marito, la quale dona di nascosto gesti affettuosi al piccolo Michele.

L’autore riesce a trasportare il lettore attraverso la storia facendolo immedesimare nelle sensazioni e sentimenti di Michele, facendolo passare attraverso ironia ma anche crudezza. Da qui a parer mio nasce “l’autobiografia diversa”, ossia nel mettersi a nudo completamente senza più alcun filtro. Troviamo la presenza di un lessico aulico e ricercato che certe volte richiama ad espressioni dialettali e latinismi. È un romanzo molto introspettivo a tratti potrebbe diventare quasi un’autobiografia personale per il lettore, soprattutto per alcune esperienze legate all’adolescenza.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 12

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Nella sua recensione Alessandra Lido di 5^P pone l’accento su come la sofferenza e i conflitti possano anche aiutare a crescere.

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Michele Mari (Milano, 26 dicembre 1955) è uno scrittore, traduttore e accademico italiano. Figlio di Enzo Mari e di Iela Mari, insegna letteratura italiana all’università statale di Milano. Dal 1992 risiede a Roma. Il suo primo testo narrativo (L’Incubo nel treno, 1964) è nato come regalo di Natale per suo padre, che nel 1995 ne ha realizzato un’edizione in fac-simile fuori commercio. I suoi autori più rappresentativi sono Gadda, Landolfi, Bufalino e Manganelli, ai quali non ha mai smesso di ispirarsi. Incline alla narrativa avventuroso-fantastica del Sette-Ottocento, si lascia trasportare anche da un’immaginazione “nera” e mostruosa e lo stile gotico prende il sopravvento. Non mancano i racconti che affrontano i temi dell’infanzia.
Leggenda privata è un’autobiografia particolarmente sentita dall’autore. Con un linguaggio aulico e complesso, ricco di latinismi e metafore, Mari mette a nudo la sua esistenza, la sua vita, il suo aspro rapporto con il padre e la comprensione e la protezione che rivolgeva nei confronti della madre.
Leggenda privata spoglia completamente l’autore di fronte al lettore che non può far altro che leggere pagina dopo pagina le paure, seguire i passi e vedere i mostri del piccolo Michele.
Non si può fare a meno di notare quanto sia stata importante la figura del padre per la crescita di Michele; la qualità del suo rapporto con lui è stata “UN AMMIRATO TERRORE”, poiché qualunque tipo di sottrazione all’autorità del padre sarebbe equivalso ad un automassacro; ciò nonostante l’autore riserva nei confronti di suo padre un senso di devozione, dato che grazie a questo antagonismo egli è riuscito a crescere, a maturare e ad affrontare le difficoltà.
Leggenda privata è dunque la continua scoperta di ogni sfaccettatura di Michele.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 11

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Francesca Fontanella, Pierpaolo Mattera, Emanuela Serpico, Emmanuele Seta, Bonaventura Tralice, Antonio Vicale di 4^X hanno scoperto il potere terapeutico della scrittura.

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AUTO-BIO-GRAFIA

“AUTO-BIO-GRAFIA (anche se Quello che Biascica pronuncia “whíío”)”.
Già da questo stralcio possiamo introdurre i temi principali di Leggenda Privata: la vita dell’autore e i suoi tormenti, raffigurati dagli “Accademici”, entità di cui fa parte anche Quello che Biascica.

Secondo quanto racconta l’autore, la stesura del libro sulla sua vita viene quasi forzata dalla volontà degli Accademici. La loro figura è, per il lettore, tutta da interpretare.
La forzatura porta l’autore ad adoperare uno stile artificioso e intrecciato. Sono molte, infatti, le analessi senza ordine cronologico o le pause di cui l’autore fa uso e che rendono più complessa la lettura. Inizialmente essa può essere vista come una sfida che l’autore lancia al lettore per introdurli nel suo travagliato mondo.
Il suo cammino è martoriato da disturbi interiori che producono effetti come l’enuresi notturna che durerà fino ai suoi sedici anni e che lo portano ad avere rapporti complicati con i suoi genitori e con una figura particolare: Margherita.

Mari prova un “ammirato terrore” per il padre, mentre per la madre prova una sorta di compassione dovuta alla sua debolezza. Margherita, invece, risulterà la chiave del racconto: sarà lei a collegare gli Accademici a Mari per via del suo nome e di un “misterioso soprannome” dato dagli Accademici all’autore.

In conclusione, questo libro ci mostra come un uomo possa essere condizionato per tutta la sua vita da turbamenti interiori, ma anche come possa riuscire ad esternarli attraverso uno sfogo che, nel caso di Michele Mari, è in forma scritta.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 10

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Ultimi ma non ultimi della 5^Q, Marianna D’Antò, Antonio Grumiro, Emanuela Iadonisi, Alessia Palumbo ci propongono la loro recensione del libro di Leggenda privata.

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Privata o inintelligibile?

Michele Mari, attraverso un’autobiografia intima e “leggendaria”, riesce ad esprimere idee e tematiche moderne ed attuali utilizzando uno stile di scrittura classicheggiante non adatto a tutti i tipi di lettori.

Nonostante ciò, l’autore è stato capace di rendere quest’opera autentica e completamente differente dalle usuali autobiografie perché caratterizzata da tocchi di fantasia e note horror. Queste sfumature orrorifiche, presenti in molti libri di Michele Mari, caratterizzano l’incipit del libro nel quale l’autore ci informa che la stesura di questo gli è stata imposta da una strana accademia costituita da mostri. La struttura del libro differisce da quella di altri romanzi autobiografici: questa trova il suo nucleo fondante esclusivamente nell’infanzia e nella prima giovinezza dell’autore, fasi particolari della vita in cui fa i conti con le diverse ostilità presenti nel rapporto genitoriale, con sé stesso e con gli altri. L’autore racconta il suo trascorso mediante un linguaggio desueto e altisonante, ciò rende il libro non facilmente accessibile al pubblico e non facilmente consigliabile a causa del suo complesso livello di lettura.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 9

45759618_10155795260542374_4251982528862224384_nAnche Mariassunta Grieco di 5^P ha voluto dedicare una recensione a “Leggenda privata”, un libro non semplice ma che ha lasciato il segno.

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L’Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. Ma per quest’uomo non c’è niente di più difficile che parlare del suo passato. Proprio per questo possiamo dire che la narrazione può essere divisa in due parti: si tratta di una storia dolorosa ma sempre accompagnata da momenti più divertenti.

L’autore decide di cominciare questa autobiografia dichiarando di essersi sempre sentito in errore, il padre non lo amava come si dovrebbe fare con un figlio, lo malmenava e gli diceva di non frignare perché lui da piccolo riceveva direttamente cinghiate. “La debolezza ti rende fragile”, così esordiva. Per questo motivo la madre, donna sempre triste, non poteva avere contatti troppo diretti con il piccolo Michele, la notte gli dava un bacio di sfuggita (senza nemmeno accendere la luce) e correva via.

Ecco che arriva la tanto temuta notte. Molto spesso l’autore racconta dei suoi incubi, avuti in passato, che ho interpretato come una specie di viaggio interiore che lo scrittore fa per estraniarsi un attimo dall’orrenda realtà in cui si ritrova. Ma come ho già detto, nella narrazione incontriamo anche parti più divertenti come per esempio la nascita dei primi amori, gli zoccoli di una giovane barista (“immagine del divino”).

La storia è senza dubbio molto toccante, raccontata con un lessico che detto sinceramente ho trovato molto complesso, infatti non nego di aver dovuto rileggere alcune parti. Ma grazie alla continua lotta di Michele Mari con i suoi mostri ho potuto capire cose che prima non capivo, o che semplicemente rifiutavo di capire.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 8

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Questa volta tocca a Martina Lo Giudice di 5^P lasciarci la sua riflessione sull’opera di Michele Mari, un libro che a volte può risultare perfino opprimente, ma ci mette davanti a noi stessi.
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Michele Mari nasce a Milano nel 1955, ed è proprio con Leggenda Privata che decide di raccontarsi. L’opera è, per l’appunto, autobiografica ed i temi trattati abbracciano a pieno sia il vissuto dell’autore, che si cimenta a raccontare la propria crescita, che il vissuto di chi legge. Questo perché, principalmente, le tematiche sono così forti che bisogna far scorta di coraggio prima di cimentarsi nella lettura delle pagine che raccontano la vita di un essere umano.
La lettura, secondo il mio modesto parere, risulta “pesante” già nelle prime pagine, tant’è alta la difficoltà che si trova nel dover entrare nell’ottica di qualcuno diverso da noi in una strana quanto quotidiana realtà. Raccontarsi dev’essere difficile, soprattutto se non si vuol sfociare nella banalizzazione del proprio io, ed in questo Mari credo abbia lavorato divinamente. Il lettore è trascinato tramite sequenze di parole in un vortice di sensazioni nuove, estranee, ma riesce soprattutto a provare ciò che ha provato l’autore, a conoscere personaggi e legami con i suoi stessi “occhi”. Proprio come ciliegina sulla torta, ciò che mi è saltato subito all’occhio è stato il modo di affrontare e vivere l’amore.
I genitori, due facce di una stessa medaglia che trattano Michele in modi completamente diversi – Iela, sempre pronta ad essere al fianco del suo bambino, donna semplice e tenera, e poi Enzo, il terribile padre dal cuore duro come una roccia ed il parlato tagliente e doloroso quasi quanto le sue azioni. Mi è sembrato quasi deprimente cimentarmi in un contesto simile.
Il tono del narrato gioca con il lettore: a momenti sembra andare tutto a rilento, mentre poi tutto va più veloce, diventa incalzante, furioso: quasi un ‘tormento’, come il Michele bambino ci illustra le sue angosce ed i suoi timori.
Una frase mi è piaciuta molto, e credo possa andar bene anche come riassunto del romanzo: 《Fuggire dai piccoli ostacoli della vita […] per essere ghermiti dai demoni non è un grande affare.》
Su un piano quanto più didascalico possibile, Michele Mari attraverso il racconto della sua vita mi ha dato una sorta di riconferma del fatto che nella vita non sempre è tutto rosa, che non sempre è tutto un “gioco spensierato”, ma che – invece – è tutto un gran misto di colori, che partono dal nero più scuro, terminando poi al bianco più chiaro.

Incontri con l’autore: Michele Mari – 1

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Nel pomeriggio del 16 novembre gli alunni delle classi 4^X, 5^P e 5^Q hanno potuto dialogare con lo scrittore Michele Mari. Anche questa volta l’incontro si è svolto nella splendida cornice di piazza del Plebiscito a Napoli, dove ha sede la Fondazione Premio Napoli.

Nel video possiamo ascoltare una vera e propria dichiarazione d’amore per Napoli da parte dello scrittore, che qui più che altrove trova balsamo per la sua anima.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 7

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Manuela Puzio di 5^P ci propone una recensione dettagliata e acuta del romanzo di Michele Mari, un’opera sospesa tra realtà e incubo.

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Michele Mari, autore del libro Leggenda Privata, nasce il 26 dicembre del 1955 a Milano. Scrittore, traduttore e accademico italiano ha ricevuto il premio Campiello nel 2014 per il libro Roderick duddle. Leggenda privata è un’autobiografia pubblicata per la prima volta nel 2017, presentata come una leggenda, come un racconto tra sogno e realtà, popolato da mostri che una mente inquieta come quella dell’autore ha generato sin dalla giovinezza, e che hanno condizionato pensieri e azioni, come o forse anche più delle persone reali.

Il protagonista, cioè lui stesso, inizialmente esprime l’angoscia e la paura di non riuscire a descrivere in poche pagine solitudine, palpitazioni e nevrosi. L’autore scrive quest’opera su richiesta degli accademici, dei personaggi che sembrano uscire dall’oltretomba come la maggior parte dei personaggi di cui lui ha visione sin da bambino e di cui ha paura, come La Sagoma o La Vecchia. Infatti riesce perfettamente a ricordare e a descrivere le azioni della sagoma che durante la notte lo scruta da vicino, quasi a sentirne il fiato e immaginarne lo sguardo.

Presenta la figura del padre anaffettivo descrivendo con lui un rapporto di “ammirato terrore“, fino ad oggi che invecchiato e malato quasi non si riconosce più. Compare poi la figura della madre, una donna fragile e amorevole, che dava al figlioletto il bacio della buona notte di nascosto, un bambino bisognoso d’affetto e cure in quanto era afflitto da enuresi notturna, ma soprattutto dal terrore, inculcato dal terrore del padre che diventasse una “culattina”.

La citazione che più mi ha colpito in questo romanzo è: “mio padre non si pensi non gli abbia voluto bene: solo, non è mai stato facile dirlo questo bene, più facile comunque da lontano, in assenza: è difficile, in ogni caso, distinguere il bene dall’ammirazione.
Esattamente come nei confronti di mia madre è difficile distinguere il bene dalla compassione”.

Deve essere stato davvero difficile per l’autore scrivere questo libro poiché penso sia complicato raccontare di se stessi. Il lessico utilizzato dall’autore è colto e raffinato ma anche ironico e passa inoltre da un registro ad un altro, tanto da rendere difficile la lettura, almeno nella prima parte del libro. Anche l’ambientazione è ben rappresentata, ogni luogo descritto è facile da immaginare e da ricostruire mentalmente. È il primo libro di Michele Mari che leggo ed è davvero straordinario, ti lascia con il fiato sospeso pagina dopo pagina.

Interventi degli studenti su “Leggenda privata” di Michele Mari – 6

 

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Alessandra Acciaio, Martina Chianese, Assunta Pia Clarino, Federica Rossi di 4^X sottolineano anch’essi come il libro di Mari possa essere, nonostante la forma complessa in cui è scritto, di incoraggiamento per i lettori.

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I MOSTRI DEL PASSATO

Nel 2017 viene pubblicato l’ultimo libro di Michele Mari, Leggenda privata. É un libro autobiografico, ma che conserva quel tratto fantastico e horror che accompagna l’autore anche in altri libri.

Mari riassume la sua vita soffermandosi sulla sua nascita, sull’infanzia e in particolare sulla sua adolescenza, la quale è stata un’età piena di angosce e paure. Difatti nella sua autobiografia occupa grande spazio la catena di storie familiari, tra cui le vicende contrapposte del padre e della madre, che lo hanno turbato.

Di difficile comprensione non è solo il rapporto che l’autore ha avuto con i suoi genitori, ma anche il linguaggio che adopera per parlarne; d’altronde, Mari si definisce un vero e proprio classicista, tanto è vero che ritroviamo diversi latinismi soprattutto nelle prime righe del libro.

Nonostante la complessità del linguaggio e della comprensione, consigliamo questo libro ai giovani che stanno affrontando dei brutti periodi per far capire loro di non abbattersi.