Interventi degli studenti su “Te lo racconto” di Giulia Campece – 2

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Un’altra allieva di 1^X, Angela Galoppo, desidera condividere la sua lettura di Te lo racconto, la raccolta di narrazioni di Giulia Campece.

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Il libro in questione si intitola Te lo racconto, pubblicato nel maggio del 2018.
È stato scritto da Giulia Campece, una professoressa di lettere nelle scuole pubbliche, nata e residente a Casoria. L’autrice ha realizzato questo lavoro dedicandolo ai suoi figli Nevio, Giuseppe e Diego, ai quali, come lei stessa ha spiegato, non aveva finito di raccontare. Questo libro inizia con una prefazione di Luisa Marro e una premessa dell’autrice stessa. È composto da una serie di racconti, più precisamente diciassette, tra cui “O’ Munaciello”, “A’ Schiava Sarracina”, “Il Copertino di San Leucio” e tanti altri inerenti alle usanze e alle tradizioni campane.

Per quando riguarda l’analisi sintattica e stilistica, i periodi sono abbastanza ampi e viene utilizzato un linguaggio volutamente semplice, così come il lessico, nonostante siano presenti delle espressioni del dialetto napoletano (sia di uso comune che non) che però, grazie alle note e alla traduzione, è possibile comprendere.
Nei racconti prevalgono principalmente le sequenze narrative, alternate a quelle dialogate.

Secondo il mio giudizio personale, preferisco i romanzi, in cui sia presente un’unica storia più complessa. Ma la lettura è risultata comunque molto piacevole e adatta ad un pubblico di giovani lettori.

Interventi degli studenti su “Te lo racconto” di Giulia Campece – 1

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Adelaide Russo di 1^X ha voluto condividere la sua recensione del libro Te lo racconto di Giulia Campece. Giovani lettori crescono.

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Il libro non presenta un’unica trama, bensì un insieme di racconti di cronaca, favole e leggende adatti a tutte le età e ambientati in Campania, in epoche indefinite o contestualizzate storicamente.
Gli episodi narrati, oltre a coinvolgere ed incuriosire il lettore, forniscono a quest’ultimo argomenti importanti sui quali riflettere e porsi delle domande, come il bullismo per quanto riguarda Il branco e il brutto anatroccolo o la discriminazione per ‘O Munaciello che, nonostante siano, come detto in precedenza, ambientati in un’epoca piuttosto distante da quella odierna, rispecchiano perfettamente ciò che vediamo accadere anche al giorno d’oggi.
La scrittura è molto semplice ma la lettura non procede in modo scorrevole, a causa della presenza della lingua napoletana, che per molti risulta difficile leggere. Per chi non comprende il dialetto, sono comunque presenti le traduzioni a fine pagina, anche se i modi di dire napoletani, tradotti, perdono di efficacia espressiva.
Nel complesso, il libro è piacevole e ci permette di comprendere il significato di numerosi proverbi sentiti dire dagli adulti, come “Casa accunciata, morte apparicchiata” riferito alla Bella ‘Mbriana.
È sempre un piacere scoprire informazioni nuove sulla nostra cultura e le nostre tradizioni.
Bellissime le illustrazioni dell’architetto Tommaso Arcella.